Cari lettori,
siamo a lunedì 16 settembre e, dopo tanto lavoro, abbiamo concluso anche la tanto attesa mostra I Tesori Nascosti delle Nostre Terre, del fotografo Claudio Zucca e della pittrice Marianna Di Palo.
Nonostante l'estate sia al capolinea, il clima che ha accompagnato l'Associazione Vivere Vermezzo, sabato 14 e domenica 15, è stato decisamente accogliente e caloroso.
L'evento è frutto di quasi sei mesi di lavoro e il successo per fortuna non è mancato: lungo il serpentone del parco Fontana di Vermezzo, nel soleggiato pomeriggio di sabato, molti i visitatori e i curiosi. Nella giornata di domenica, invece, la pioggia sembrava avere rallentato un po' il ritmo, ma non è riuscita - per fortuna - a fermare gli appassionati di arte e di cultura, giunti fin qui per scoprire qualcosa in più su questi Tesori Nascosti: come non apprezzare i tramonti e le albe sulla campagna, la Galaverna, le farfalle o il palazzo Pozzobonelli visti da scorci inediti?!
Qui qualche foto del fotografo e della pittrice:
Inoltre, è stata anche un'occasione in più per scoprire e raccontare: accanto agli acquerelli e alle fotografie, sono state protagoniste anche delle frasi tratte dai racconti del libro che Vivere Vermezzo sta scrivendo, indagando sulle emozioni vermezzesi, e che, con cadenza mensile, anche Voi lettori avete modo di leggere su questo blog.
Infine, non poteva mancare Legambiente con un documentario ad hoc contro la cementificazione che distrugge, che non potremo mai permettere che fagociti le nostre campagne, vista la distruzione dilagante in Lombardia. E noi siamo sempre pronti e presenti, qui, a difendere, a portare avanti i nostri ideali, a salvaguardare il territorio e a promuoverlo con altri eventi, a cui tutti dovranno partecipare, per condividere e scoprire insieme i Nostri Tesori.
lunedì 16 settembre 2013
domenica 8 settembre 2013
I nostri Tesori nascosti
Cari Vermezzesi e non, estate ormai quasi conclusa, siamo pronti ripartire dopo il periodo estivo. Vi abbiamo preparato un evento tutto ispirato alla natura, all'arte e soprattutto al colore che le caratterizza. Si tratta della mostra fotografica e di pittura ad acquerrello di due Vermezzesi ( soprattutto per passione): il nostro mago degli scatti Claudio Zucca e la nostra pittrice Marianna Di Palo. Li conoscete? Venite a scoprirli i prossimi 14 e 15 settembre 2013, al parco Fontana di Vermezzo. Inoltre, nel pomeriggio di sabato ci terra' compagnia anche Legambiente, ospite d'onore, con la proiezione di un documentario dedicato alla salvaguardia dell'ambiente, contro la cementificazione...Qui di seguito il volantino... Vi aspettiamo a Vermezzo!


lunedì 12 agosto 2013
Siamo alla metà di agosto, l'ondata di caldo ha accarezzato anche le nostre verdeggianti campagne, ricche di granoturco ormai alto...cosa c'è di meglio di un gelato? Ecco cosa accadeva a Vermezzo, un'estate di tanti anni fa: scopritelo ne "Il gelato della Teresina"
Erano i tempi della Belle Epoque, quel periodo di pace e relativa prosperità che dalla Francia sul finire dell’800 stava dilagando in tutta Europa e che sarebbe terminato con lo scoppio della grande guerra mondiale del 1915-18. A Vermezzo, quattro case raccolte intorno alla chiesa ed al municipio, di tutto ciò c’era solo una vaghissima traccia.
Nel 1893, in
una povera casa di fronte al municipio, nasce Francesco Cairati. La mamma Teresa ha già
un paio di figli. Ancora non sa che in tutto ne avrà sei, quattro maschi e due
femmine, e che nel volgere di vent’anni la sua famiglia pagherà un pesante
tributo alla guerra che segnerà l’inizio del nuovo secolo. Saranno infatti tre
i suoi ragazzi chiamati al fronte allo scoppio delle ostilità nel 1915. Il
primogenito Giuseppe non farà più ritorno. Francesco verrà inviato sul fronte
orientale e tornerà a casa dopo una lunga prigionia in Russia. Sposerà poco
dopo Giuseppina Giussani originaria di Gaggiano e di mestiere farà il muratore
(el magùtt), mentre la sua giovane signora andrà a servizio nella casa
dell’Avv. Locati, il futuro segretario politico del Fascio a Vermezzo. La mamma
verrà risarcita dallo Stato per la perdita del figlio mediante la concessione
del monopolio di sali e tabacchi, e così aprirà nella sua casa la prima
tabaccheria di Vermezzo, la Teresa tabachéra.
Lei si industria moltissimo per
campare la famiglia: d’inverno serve caffè fatto nel bricco e d’estate mette
qualche tavolino nel cortile e vende il gelato che lei stessa ha imparato a
produrre. L’ingresso di quel cortile è ancora quello che si apre sull’attuale
parcheggio di fronte al Comune.
Abitano tutti in quella piccola
casa con annessa attività i Cairati, anche i figli sposati, fino a che i tre
fratelli maschi non riescono ad acquistare un piede di case molto vecchio sulla
via Umberto I° e vi si trasferiscono. Ancora oggi, dopo adeguato restauro, vi
abitano la figlia
Teresina, i nipoti ed
i pronipoti di Francesco. La Teresa tabachéra porta lì la
sua botteguccia, nel cui retro prepara le moke di caffè per gli avventori, trincia
il tabacco e confeziona toscani, sigari
e sigarette per i suoi clienti. Il lavoro si moltiplica in occasione
delle adunate sotto il municipio per ascoltare la radio dagli altoparlanti
posti sulla terrazza del primo piano, quando si devono ascoltare i discorsi del
Duce. Dietro la bottega c’è un bel giardino interno, cui si accede da un
portone sulla via di fianco al negozietto. Nel mezzo c’è un’enorme pianta di
prugne che rende una bella frescura in estate. Lì sotto ci mette i tavolini per
il suo ormai famoso gelato e, il giorno della festa del paese a metà luglio,
serve anche l’oca arrosto per quelle famiglie che possono permettersene la spesa. La tabachéra lavorerà
lì in quei pochi metri quadri, cui si aggiunge solo una camera da letto al
piano superiore, fino alla sua morte, nel 1938. Francesco, intanto, ha avuto un
grave incidente sul lavoro in un cantiere a Milano, resterà azzoppato e dovrà
per tutta la vita camminare appoggiato ad un bastone. Dopo vent’anni di
matrimonio, Francesco e Giuseppina si sono rassegnati a non avere figli ma, nel
1940, nasce Savina. Un miracolo per quei tempi, che si ripeterà cinque anni più
tardi quando arriva anche Teresa, per tutti da sempre a Vermezzo la Teresina: “la mia mama l’era convinta che gh’era rivaa
la menopausa, inveci s’eri mì e m’han miss el nom de la mia nona tabachéra che
hoo maj cognussù”.
A nove mesi di età anche alla
piccola Teresina accade un brutto incidente: cade dal letto e si procura una
vastissima ferita sbattendo il viso sul pitale da notte in ferro. Il medico
condotto dell’epoca, l’Amendola, si improvvisa chirurgo e sarto ricucendola
tutta come meglio poteva. Per moltissimi anni Teresina soffrirà della evidente
cicatrice che le sfigura il bel volto, cui solo il passare del tempo porrà
rimedio: “l’Amendula l’era un bravo
dottor, ma anche el temp…….”
Con la famiglia aumentata e
Francesco invalido la Giuseppina, già quasi cinquantenne, continua a lavorare
come domestica e, in più, lavora nell’edificio del Comune presso l’asilo nido e
la scuola materna come cuoca ed inserviente, anche se la salute è alquanto
malferma. La condizione della famiglia è assai modesta e, racconta la Teresina,
che per tutta la sua fanciullezza il solo cibo a disposizione per lei era la
minestra nella “caldarina” accanto al
camino:“quand vegneva Natal in cà mia
rivava nò el Bambin, vegneva la mia zia de Rusà cont i turunin e i mandarin, ma
dovevi spetalla su la strada”. Teresina frequenta tutto il ciclo scolastico fino alla quinta,
poi con la bicicletta ogni giorno va a Gudo per la scuola media ma “hoo minga podù finilla, in cà gh’era bisogn
de danee”, e così va a lavorare in
paese presso il laboratorio dei Mazzola, dove si confezionavano lenzuola,
federe e vestiario per gli ospedali.Teresina è una ragazzina vivace,
la cui mamma è spesso ricoverata per cure mediche ma, si commuove al ricordo,
trova una vice mamma nella vicina di casa, Adele Lanterna. Sarà lei ad
indirizzarne i passi durante l’adolescenza, a consigliarla per la futura vita
di donna, ad insegnarle e passarle il lavoro da sarta, a guidarla nelle varie
fasi della sua crescita e ad aiutarla sempre anche dopo sposata: “alla sua memoria restarù ligada per tutta
la vita, l’è stada per mì una figura unica. Scrivell, che l’è important!”.Nel 1960 Teresina ha quindici
anni, non lavora più in paese ma va a Milano tutti i giorni con la corriera “lavoravi alla Martas, fasevi la biancheria
intima per i donn”. Sul pullmann conosce un bel ragazzo biondo poco più
grande di lei, l’Angelo Trabucchi, che gli nasconde per molto tempo di essere
di Zelo, “on butasch”. Tra i due
nasce l’amore, ostacolato dal padre Francesco che ormai passa molto del suo
tempo alla cooperativa. Davanti alla casa della Teresina, dove oggi sorge il
palazzo con sotto i negozi a lato del
municipio, all’epoca c’erano giardini ed orti e, poco oltre, la cooperativa: “el mè papà el rivava ciucc da là, el
traversava i ort e el borlava semper giò sura la ret de recinsion. Una volta el
s’è finna taja sù tutt, cunscià de traa via”, ridacchia rievocando
l’episodio. Francesco Cairati morirà
nel 1964. Proprio in cooperativa, durante la festa da ballo di carnevale del ’65,
Teresina ed Angelo si fidanzano ufficialmente e si sposeranno due anni più
tardi. Dalla loro unione nasceranno Sabrina ed Enrico. Oggi l’Angelo Trabucc non c’è più, è mancato
dopo breve malattia nel 2009 e resterà indimenticato a Vermezzo per le
molteplici e meritorie attività cui si è dedicato per tutta la vita, un vero
pilastro della comunità. Teresina, ora,
fa la nonna a tempo pieno di tre bellissimi nipoti ma, mentre termina il filo
dei suoi ricordi, una lieve ombra di tristezza le passa sul viso. La vita non
sempre è stata lieve con lei, come per la sua mai conosciuta ava di cui perpetua
il nome: Teresa, la nonna del gelato.
martedì 18 giugno 2013
L'estate sta per bussare alla porta e il caldo incalzante la preannuncia. Oggi 18 giugno vogliamo raccontarvi un po' di quel di Vermez: cosa successe all'ombra del campanile di molte estati fa? Le cronache riportarono i fatti con scalpore. Leggete un po' questo racconto.
ALL’OMBRA DEL CAMPANILE
In un cortile che si affaccia
sulla piazza di Zelo, accanto all’osteria, nella modesta abitazione del
ciabattino ( el bagatt) Malinverni,
in un giorno del 1927 nasce Jolanda. La vita a quei tempi era dura per chi
doveva campare la famiglia coi proventi del proprio lavoro manuale, i denari
che giravano nelle tasche di chi ricorreva al calzolaio erano talmente scarsi
che era un’impresa farsi pagare. L’affitto da corrispondere al padrone di casa
era uno dei problemi che toglievano il sonno alla famiglia così, quando un anno
più tardi muore il sacrestano della parrocchia di Vermezzo, il capofamiglia
intravede la possibilità di ottenere quel posto, abitazione gratuita compresa.
La sorte lo aiuta ed i Malinverni traslocano a Vermezzo, nella casetta bassa
che ancora oggi affaccia sulla piazza, all’ombra del campanile. Da quel momento
il paese ha un nuovo “secrista”e
Jolanda diventerà per tutti “la fioeula
del secrista”, appellativo che tra gli anziani del paese è ancora usato. Sorriso coinvolgente e
trascinante, voce squillante e risata contagiosa, Jolanda è una vera
istituzione di Vermezzo, pilastro e memoria storica della comunità: “huej, dopu vuttantaquattr’ann che stu chi
a Vermezz, podi dì che su tuttscoss, l’è
vera?”, afferma ammiccando con
la sua inconfondibile verve questa bella signora cui nessuno, ignorandone l’età
ed il fatto che è bisnonna, assegnerebbe gli anni che indica l’anagrafe “eh, se ved che l’aria de Vermezz l’è bona!”
esclama.
Zampillano i ricordi e la mente
torna alla sua infanzia, quando il paese era tutto raccolto intorno alla chiesa
ed al palazzo Pozzobonelli “je ciamevom i quater canton”, come il
gioco che i bimbi ed i ragazzi facevano in piazza rincorrendosi, ed erano
altrettanti i lampioni “i ciar”
accesi la sera: uno vicino alla bottega da ciclista del Mainardi all’angolo
dell’edificio dove ora c’è l’agenzia immobiliare, uno vicino al municipio, uno
all’angolo della Ponti Carmine ed uno alla bottega del pane “la prestinera”. La piazza piccola e sterrata,
delimitata da paracarri in pietra, aveva al centro il monumento ai caduti con 3
gradini alla base, e la ringhiera in ferro tutto intorno: “la mia mama ogni tant la ghe muleva denter i so quater gajinn”, ma
lo stradino comunale, che amava tenere il paese pulito e lucido come una
bomboniera, si arrabbiava moltissimo quando vedeva le galline salire disinvolte
fin sopra la stele in pietra e forse sporcarne i nomi incisi, ed un giorno le
uccise tutte col veleno: “El Vaghi, detto
Galett, l’era tremend, hemm nanca podu mangiaj chi gainn là e la mia mama l’era
disperada”. Racconta che ancora bimbetta, nel 1933 andava a veder piantare
i tigli sulla strada che portava al ponte sul Naviglio, che diventeranno i
maestosi alberi dell’attuale Viale dei Tigli:”g’hann
quasi la mia età chi piant lì, la sà?”e guardava gli operai legare ogni
virgulto ad un robusto ed alto paletto “per
faj vegnì su bei drizz”. I bambini su quel viale lungo, diritto e sterrato organizzavano
gare di corsa a chi arrivava per primo al ponte e ci giocavano” a la lippa”, tanto macchine allora ne
passavano davvero di rado.
Jolanda aiuta spesso il padre,
come la sorella ed il fratello Angelino, detto Managgia e voce tonante nel coro
della messa, nelle incombenze in chiesa, come suonare le campane nei giorni di
festa solenne e in occasione di matrimoni. A quei tempi sul campanile c’erano
cinque campane, da suonare a mano per mezzo di lunghe funi. Occorreva essere
precisi ed accorti nel farlo altrimenti, ed ancora gli scappa una sonora risata
al ricordo, “la và a finì cume cont la pora Paola Capelli”
che un giorno chiese di potersi unire agli altri ragazzi nel tirare le
corde. Solo che si dimenticò di mollare la fune e fu trascinata in alto
inzuccando sul soffitto e cadendo rovinosamente a terra, tra lo sconcerto del
sagrestano ed il divertimento impossibile da reprimere dei presenti.
![]() |
| Imm.descritt.tratta dalla Domenica del Corriere |
Molti anni più tardi, Jolanda
sarà testimone di un grave incidente accaduto a tre operai venuti da fuori
paese intenti a ristrutturare ed imbiancare il campanile. Si sganciarono le corde
che li tenevano in sicurezza e rimasero sospesi, disperatamente aggrappati alle
funi che penzolavano lungo il campanile, con la folla angosciata che da sotto
li incitava a tenere duro, a resistere in attesa dei soccorsi. L’episodio verrà
immortalato su un numero della Domenica del Corriere, illustrato dall’ artista De
Gasperi, che fisserà in copertina i terribili e lunghissimi momenti prima
dell’intervento dei pompieri, che dall’interno della torre riusciranno a trarli
in salvo: “Oh mama, henn vegnù giò che
gh’aveven nanca pù el so culur ‘sti pori nan”.
All’epoca della sua adolescenza,
a lato della sua casa in piazza c’era l’Albergo San Pietro, osteria e locanda con stallazzo per i corrieri
a cavallo che transitavano di passaggio con le loro merci, dove attualmente sulla Via XXIV Maggio al
civico 1 c’è una strada privata. Di
fronte al Municipio, c’è sempre stato un Caffè con Sali e Tabacchi. All’epoca
nel cortile del locale la domenica pomeriggio si ballava e, naturalmente, la Jolanda con le sue amiche era sempre là in
prima fila “ma poeu rivava el Don
Fontana, el ciapava perentori tuti i tosann e je mandava al Vesper, guai a
mancà”. Don Fontana alla sua morte sarà sostituito da Don Silvestro
Beneggi.
Passato il periodo della guerra,
Jolanda si fidanza col Paolino Gotti che sposerà in un freddo, umido e
nebbiosissimo giorno di ottobre del 1949, “el
quindes de utuber” sottolinea assorta. Vanno ad abitare in un piccolissimo
locale nel palazzo Pozzobonelli, già adibito a legnaia dalla famiglia Tosi, e
che loro con modica spesa riporteranno a rango di abitazione “ma senza riscaldament, cont quater mobili e
nanca una finestra, ma alura andava ben inscì, serum giuvin” nota
allargando un bel sorriso.
Quattro anno dopo traslocheranno
nella casa di fianco alla chiesa, attuale dimora delle famiglie Petesi,
tornando così all’ombra del campanile. Lì nascerà Ivana, la loro unica figlia,
che sarà l’ultimo nato a Vermezzo battezzato da Don Beneggi.
Ritorna col pensiero a quel
maledetto giorno di agosto del 1954, quando seduta fuori di casa con la piccola
in fasce tra le braccia, vede arrivare davanti alla chiesa una macchina pubblica
nera, da cui scendono tre uomini di cui uno resta accanto al mezzo pulendone i
vetri mentre gli altri due entrano in canonica. A quell’epoca il parroco ha
appena iniziato la costruzione del salone da adibire a cinema per i giovani del
paese (l’attuale Oratorio Don Beneggi), appena dopo le ultime case dell’abitato
in direzione della cascina Tavolera. Lì vicino c’è l’ambulatorio del medico
condotto Dott. Amendola “un sant’omm verament” ed anche il laboratorio dove
il Paolino svolge il suo lavoro. Jolanda
sta aspettando l’ora di apertura dell’ambulatorio e decide di incamminarsi
passando prima dal marito per un saluto. Ha appena svoltato l’angolo della
piazza che sente tre spari ravvicinati. Si ferma, non sa che fare, stringe
forte al petto la bambina, vede il padre sagrestano correre in canonica e poco
dopo uscirne sconvolto. Intanto i due che aveva visto poco prima escono
correndo verso l’auto che riparte veloce. Accorre tanta gente “gh’ann sparà al pret! Hann mazzà el pret!”.
gli attimi sono drammatici ed ancora oggi sono scolpiti nella sua mente in modo
indelebile “g’hann sparà in de la
panscia, gh’era sang in deppertutt”.
Il filo dei suoi pensieri si
riavvolge tornando indietro di qualche anno, quando era in costruzione la cooperativa. Nell’edificio
del comune, al primo piano, era stato messo il bancone di mescita provvisorio,
dove “in del dì g’he capitava denter anca
una quaj dona”.Un giorno infatti lassù c’erano la Ginetta e la Natalina, le
sue due cognate, e c’era anche il
Celeste in vena di festeggiare ed offrire da bere: “beva tì che bevi anca mì”, ride Jolanda, quando le due donne fanno per scendere la
scala che le riporti nel cortile del comune “i
gamb se moeven pù, eren là inciodà” perché i grappini stavano facendo il
loro effetto. Ci provano, ci riprovano ma non muovono un passo. Così, piangendo
come vitellini, chiedono aiuto chiamando a turno le persone che vedevano
passare di sotto, ma senza volerne spiegare il motivo “oh gent! Rideven, piangeven, vuseven: l’era un cinema!”.
L’episodio ebbe una vasta eco in
paese, soprattutto tra le massaie che al lunedì, giorno per tutte dedicato al
bucato, si ritrovavano anche in una trentina inginocchiate sui lavatoi della
roggia Longona, dietro le case della
Ponti Carmine “me piaseva tantu andà a
lavà al foss, ma poeu gh’è rivà i lavatris………”
E con le
lavatrici arriveranno anche le nuove case, gli appartamenti. Tra Vermezzo e
Zelo, alle spalle della cascina dei Santagostino, isolato in mezzo ai campi e oggigiorno
al centro di un intero quartiere, sorgerà alla fine degli anni sessanta un alto e
modernissimo palazzo, “el cinq pian”, dove
molti vermezzesi andranno ad abitare lasciando le loro antiche e ormai scomode
case, non più al passo coi tempi. Anche Jolanda con la famiglia si trasferisce
lì dove vive ancora oggi, lasciando per
sempre l’ombra del campanile e guardando da lontano le campane, sotto le quali
è trascorsa la sua meglio gioventù.
martedì 14 maggio 2013
I ringraziamenti
Dopo una bella festa...restano i ricordi
Domenica 12 maggio, i Madonnari bergamaschi, come già annunciato, sono giunti a Vermezzo, armi e bagagli. Erano in sei, equipaggiati di gessetti colorati e molta passione per la loro arte.
Tra le opere realizzate, l'immagine di San Carlo Borromeo in processione con il Sacro chiodo, riproduzione fedele dall'originale di G.C. Procaccini, noto esponente della pittura lombarda del '600.
Verrà solennememte affisso nella nostra chiesa durante la S. Messa celebrata il giorno della FESTA PATRONALE di SAN ZENONE, Domenica 26 MAGGIO 2013

Piccoli gessetti crescono: i numerosi bambini al laboratorio con Giovanni.
Insomma una gran bella domenica in compagnia: l'Associazione Vivere Vermezzo ringrazia tutti i protagonisti: i Madonnari, gli "Out of time", l'artista Margrieta Jeltema che con i suoi "Ritratti fotografici" ha ripreso i volti vermezzesi, il pubblico, il Comune di Vermezzo che ci ha concesso gli spazi pubblici e gli sponsor che ci hanno sostenuti (un ringraziamento particolare è riportato a fondo pagina).
E alla prossima!
martedì 7 maggio 2013
L'appuntamento con i Madonnari
L'evento Madonnari si avvicina!
Se pensiamo all'anno scorso...
al parco Comunale di Vermezzo, i Madonnari di Bergamo hanno colorato l'atmosfera quasi estiva, portando vivacità e allegria.

Tra i molti dipinti poi...
c'è stato il ritratto del Cardinale Pozzobonelli, tela riprodotta e affissa nella chiesa di San Zenone, come ricordo dell'alto prelato legato storicamente a Vermezzo.
Ma quest'anno cosa ci aspetterà?
Come l'anno scorso, nell'evento potrete respirare l'arte: vi verrà offerto un cocktail a base di pittura, musica, fotografia e attività.
Inoltre, l'evento cade proprio il 12 maggio, in occasione della festa della mamma e il programma degli appuntamenti non può che tenerne conto!
Fin dal primo mattino, al parco Comunale, saranno con noi i Madonnari bergamaschi, che, con i loro gessetti colorati, sotto i nostri occhi creeranno dipinti, tutti da ammirare.
Poi, dalle 11.30 in avanti, la pittrice di fama internazionale, Margrieta Jeltema con la sua prestigiosa macchina fotografica d'epoca, fotograferà tutti i volti (vermezzesi e non) che vorranno prestarsi al suo obiettivo.
A seguire, nel primo pomeriggio, dalle 15.30, ci sarà un appuntamento tutto dedicato alla mamma: un esperto madonnaro insegnerà ai bambini le tecniche di base per l'utilizzo del gessetto. Tutti i partecipanti saranno invitati a realizzare su cartoncino 50X70 un lavoretto per la loro mamma.
(Per questo evento è gradita la prenotazione al numero 342 8894213 o tramite mail a: viverevermezzo12@gmail.com)
E infine, durante la giornata si esibiranno dal vivo gli "Out of Time", complesso musicale di Cesano Boscone al suo primo debutto, sempre al parco comunale di Vermezzo.
Dunque, siete pronti? Vi aspettiamo domenica 12 maggio 2013 a Vermezzo, al parco Comunale!
Se pensiamo all'anno scorso...
al parco Comunale di Vermezzo, i Madonnari di Bergamo hanno colorato l'atmosfera quasi estiva, portando vivacità e allegria.

Tra i molti dipinti poi...
c'è stato il ritratto del Cardinale Pozzobonelli, tela riprodotta e affissa nella chiesa di San Zenone, come ricordo dell'alto prelato legato storicamente a Vermezzo.
Ma quest'anno cosa ci aspetterà?
Come l'anno scorso, nell'evento potrete respirare l'arte: vi verrà offerto un cocktail a base di pittura, musica, fotografia e attività.
Inoltre, l'evento cade proprio il 12 maggio, in occasione della festa della mamma e il programma degli appuntamenti non può che tenerne conto!
Fin dal primo mattino, al parco Comunale, saranno con noi i Madonnari bergamaschi, che, con i loro gessetti colorati, sotto i nostri occhi creeranno dipinti, tutti da ammirare.
Poi, dalle 11.30 in avanti, la pittrice di fama internazionale, Margrieta Jeltema con la sua prestigiosa macchina fotografica d'epoca, fotograferà tutti i volti (vermezzesi e non) che vorranno prestarsi al suo obiettivo.
A seguire, nel primo pomeriggio, dalle 15.30, ci sarà un appuntamento tutto dedicato alla mamma: un esperto madonnaro insegnerà ai bambini le tecniche di base per l'utilizzo del gessetto. Tutti i partecipanti saranno invitati a realizzare su cartoncino 50X70 un lavoretto per la loro mamma.
(Per questo evento è gradita la prenotazione al numero 342 8894213 o tramite mail a: viverevermezzo12@gmail.com)
E infine, durante la giornata si esibiranno dal vivo gli "Out of Time", complesso musicale di Cesano Boscone al suo primo debutto, sempre al parco comunale di Vermezzo.
Dunque, siete pronti? Vi aspettiamo domenica 12 maggio 2013 a Vermezzo, al parco Comunale!
martedì 23 aprile 2013
MADONNARI A VERMEZ
Carissimi amici,
è in arrivo l'evento di "Vivere Vermezzo" più atteso di tutto l'anno! Il 12 maggio 2013 arriveranno i Madonnari bergamaschi a fare respirare un po' di arte alla nostra Vermezzo.
Ma chi sono questi Madonnari? Sono artisti di strada che prediligono come soggetti le Madonne e le immagini sacre. Dipingono prevalentemente su asfalto di cemento e di selciato, lungo le strade e nelle piazze con gessetti colorati e materiali poveri. Presenti in tutta Europa fin dal XVI secolo, rendono variopinti i borghi della nostra penisola durante le sagre, le feste patronali e le iniziative di paese. Ma nell'anno 2013 saranno loro i veri protagonisti a Vermezzo, dove siamo pronti ad accoglierli a festa tra quasi quindici giorni.
Il programma? Per il momento possiamo dirvi che non mancheranno soprese e attività per grandi e bambini, per rendervi spettatori di magie di colori...
è in arrivo l'evento di "Vivere Vermezzo" più atteso di tutto l'anno! Il 12 maggio 2013 arriveranno i Madonnari bergamaschi a fare respirare un po' di arte alla nostra Vermezzo.
Ma chi sono questi Madonnari? Sono artisti di strada che prediligono come soggetti le Madonne e le immagini sacre. Dipingono prevalentemente su asfalto di cemento e di selciato, lungo le strade e nelle piazze con gessetti colorati e materiali poveri. Presenti in tutta Europa fin dal XVI secolo, rendono variopinti i borghi della nostra penisola durante le sagre, le feste patronali e le iniziative di paese. Ma nell'anno 2013 saranno loro i veri protagonisti a Vermezzo, dove siamo pronti ad accoglierli a festa tra quasi quindici giorni.
Il programma? Per il momento possiamo dirvi che non mancheranno soprese e attività per grandi e bambini, per rendervi spettatori di magie di colori...
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