martedì 18 giugno 2013

L'estate sta per bussare alla porta e il caldo incalzante la preannuncia. Oggi 18 giugno vogliamo raccontarvi un po' di quel di Vermez: cosa successe all'ombra del campanile di molte estati fa? Le cronache riportarono i fatti con scalpore. Leggete un po' questo racconto.


ALL’OMBRA DEL CAMPANILE
 
In un cortile che si affaccia sulla piazza di Zelo, accanto all’osteria, nella modesta abitazione del ciabattino ( el bagatt) Malinverni, in un giorno del 1927 nasce Jolanda. La vita a quei tempi era dura per chi doveva campare la famiglia coi proventi del proprio lavoro manuale, i denari che giravano nelle tasche di chi ricorreva al calzolaio erano talmente scarsi che era un’impresa farsi pagare. L’affitto da corrispondere al padrone di casa era uno dei problemi che toglievano il sonno alla famiglia così, quando un anno più tardi muore il sacrestano della parrocchia di Vermezzo, il capofamiglia intravede la possibilità di ottenere quel posto, abitazione gratuita compresa. La sorte lo aiuta ed i Malinverni traslocano a Vermezzo, nella casetta bassa che ancora oggi affaccia sulla piazza, all’ombra del campanile. Da quel momento il paese ha un nuovo “secrista”e Jolanda diventerà per tutti “la fioeula del secrista”, appellativo che tra gli anziani del paese è ancora usato. Sorriso coinvolgente e trascinante, voce squillante e risata contagiosa, Jolanda è una vera istituzione di Vermezzo, pilastro e memoria storica della comunità: “huej, dopu vuttantaquattr’ann che stu chi a Vermezz, podi dì che su tuttscoss, l’è vera?”, afferma ammiccando con la sua inconfondibile verve questa bella signora cui nessuno, ignorandone l’età ed il fatto che è bisnonna, assegnerebbe gli anni che indica l’anagrafe “eh, se ved che l’aria de Vermezz l’è bona!” esclama.

     Zampillano i ricordi e la mente torna alla sua infanzia, quando il paese era tutto raccolto intorno alla chiesa ed al palazzo Pozzobonelli  “je ciamevom i quater canton”, come il gioco che i bimbi ed i ragazzi facevano in piazza rincorrendosi, ed erano altrettanti i lampioni “i ciar” accesi la sera: uno vicino alla bottega da ciclista del Mainardi all’angolo dell’edificio dove ora c’è l’agenzia immobiliare, uno vicino al municipio, uno all’angolo della Ponti Carmine ed uno alla bottega del pane “la prestinera”. La piazza piccola e sterrata, delimitata da paracarri in pietra, aveva al centro il monumento ai caduti con 3 gradini alla base, e la ringhiera in ferro tutto intorno: “la mia mama ogni tant la ghe muleva denter i so quater gajinn”, ma lo stradino comunale, che amava tenere il paese pulito e lucido come una bomboniera, si arrabbiava moltissimo quando vedeva le galline salire disinvolte fin sopra la stele in pietra e forse sporcarne i nomi incisi, ed un giorno le uccise tutte col veleno: “El Vaghi, detto Galett, l’era tremend, hemm nanca podu mangiaj chi gainn là e la mia mama l’era disperada”. Racconta che ancora bimbetta, nel 1933 andava a veder piantare i tigli sulla strada che portava al ponte sul Naviglio, che diventeranno i maestosi alberi dell’attuale Viale dei Tigli:”g’hann quasi la mia età chi piant lì, la sà?”e guardava gli operai legare ogni virgulto ad un robusto ed alto paletto “per faj vegnì su bei drizz”. I bambini su quel viale lungo, diritto e sterrato organizzavano gare di corsa a chi arrivava per primo al ponte e ci giocavano” a la lippa”, tanto macchine allora ne passavano davvero di rado.

    Jolanda aiuta spesso il padre, come la sorella ed il fratello Angelino, detto Managgia e voce tonante nel coro della messa, nelle incombenze in chiesa, come suonare le campane nei giorni di festa solenne e in occasione di matrimoni. A quei tempi sul campanile c’erano cinque campane, da suonare a mano per mezzo di lunghe funi. Occorreva essere precisi ed accorti nel farlo altrimenti, ed ancora gli scappa una sonora risata al ricordo, “la và a finì cume cont la pora Paola Capelli” che un giorno chiese di potersi unire agli altri ragazzi nel tirare le corde. Solo che si dimenticò di mollare la fune e fu trascinata in alto inzuccando sul soffitto e cadendo rovinosamente a terra, tra lo sconcerto del sagrestano ed il divertimento impossibile da reprimere dei presenti.

Imm.descritt.tratta dalla Domenica del Corriere
     Molti anni più tardi, Jolanda sarà testimone di un grave incidente accaduto a tre operai venuti da fuori paese intenti a ristrutturare ed imbiancare il campanile. Si sganciarono le corde che li tenevano in sicurezza e rimasero sospesi, disperatamente aggrappati alle funi che penzolavano lungo il campanile, con la folla angosciata che da sotto li incitava a tenere duro, a resistere in attesa dei soccorsi. L’episodio verrà immortalato su un numero della Domenica del Corriere, illustrato dall’ artista De Gasperi, che fisserà in copertina i terribili e lunghissimi momenti prima dell’intervento dei pompieri, che dall’interno della torre riusciranno a trarli in salvo: “Oh mama, henn vegnù giò che gh’aveven nanca pù el so culur ‘sti pori nan”.
All’epoca della sua adolescenza, a lato della sua casa in piazza c’era l’Albergo San Pietro,  osteria e locanda con stallazzo per i corrieri a cavallo che transitavano di passaggio con le loro merci,  dove attualmente sulla Via XXIV Maggio al civico 1 c’è una strada  privata. Di fronte al Municipio, c’è sempre stato un Caffè con Sali e Tabacchi. All’epoca nel cortile del locale la domenica pomeriggio si ballava e, naturalmente, la Jolanda con le sue amiche era sempre là in prima fila “ma poeu rivava el Don Fontana, el ciapava perentori tuti i tosann e je mandava al Vesper, guai a mancà”. Don Fontana alla sua morte sarà sostituito da Don Silvestro Beneggi.

    Passato il periodo della guerra, Jolanda si fidanza col Paolino Gotti che sposerà in un freddo, umido e nebbiosissimo giorno di ottobre del 1949, “el quindes de utuber” sottolinea assorta. Vanno ad abitare in un piccolissimo locale nel palazzo Pozzobonelli, già adibito a legnaia dalla famiglia Tosi, e che loro con modica spesa riporteranno a rango di abitazione “ma senza riscaldament, cont quater mobili e nanca una finestra, ma alura andava ben inscì, serum giuvin” nota allargando un bel sorriso.
    Quattro anno dopo traslocheranno nella casa di fianco alla chiesa, attuale dimora delle famiglie Petesi, tornando così all’ombra del campanile. Lì nascerà Ivana, la loro unica figlia, che sarà l’ultimo nato a Vermezzo battezzato da Don Beneggi.

   Ritorna col pensiero a quel maledetto giorno di agosto del 1954, quando seduta fuori di casa con la piccola in fasce tra le braccia, vede arrivare davanti alla chiesa una macchina pubblica nera, da cui scendono tre uomini di cui uno resta accanto al mezzo pulendone i vetri mentre gli altri due entrano in canonica. A quell’epoca il parroco ha appena iniziato la costruzione del salone da adibire a cinema per i giovani del paese (l’attuale Oratorio Don Beneggi), appena dopo le ultime case dell’abitato in direzione della cascina Tavolera. Lì vicino c’è l’ambulatorio del medico condotto Dott. Amendola “un sant’omm verament” ed anche il laboratorio dove il  Paolino svolge il suo lavoro. Jolanda sta aspettando l’ora di apertura dell’ambulatorio e decide di incamminarsi passando prima dal marito per un saluto. Ha appena svoltato l’angolo della piazza che sente tre spari ravvicinati. Si ferma, non sa che fare, stringe forte al petto la bambina, vede il padre sagrestano correre in canonica e poco dopo uscirne sconvolto. Intanto i due che aveva visto poco prima escono correndo verso l’auto che riparte veloce. Accorre tanta gente “gh’ann sparà al pret! Hann mazzà el pret!”. gli attimi sono drammatici ed ancora oggi sono scolpiti nella sua mente in modo indelebile “g’hann sparà in de la panscia, gh’era sang in deppertutt”.

     Il filo dei suoi pensieri si riavvolge tornando indietro di qualche anno, quando era in costruzione la cooperativa. Nell’edificio del comune, al primo piano, era stato messo il bancone di mescita provvisorio, dove “in del dì g’he capitava denter anca una quaj dona”.Un giorno infatti lassù c’erano la Ginetta e la Natalina, le sue due cognate,  e c’era anche il Celeste in vena di festeggiare ed offrire da bere: “beva tì che bevi anca mì”, ride Jolanda, quando le due donne fanno per scendere la scala che le riporti nel cortile del comune “i gamb se moeven pù, eren là inciodà” perché i grappini stavano facendo il loro effetto. Ci provano, ci riprovano ma non muovono un passo. Così, piangendo come vitellini, chiedono aiuto chiamando a turno le persone che vedevano passare di sotto, ma senza volerne spiegare il motivo “oh gent! Rideven, piangeven, vuseven: l’era un cinema!”.

    L’episodio ebbe una vasta eco in paese, soprattutto tra le massaie che al lunedì, giorno per tutte dedicato al bucato, si ritrovavano anche in una trentina inginocchiate sui lavatoi della roggia Longona, dietro le case della Ponti Carmine “me piaseva tantu andà a lavà al foss, ma poeu gh’è rivà i lavatris………”
E con le lavatrici arriveranno anche le nuove case, gli appartamenti. Tra Vermezzo e Zelo, alle spalle della cascina dei Santagostino, isolato in mezzo ai campi e oggigiorno al centro di un intero quartiere, sorgerà  alla fine degli anni sessanta un alto e modernissimo palazzo, “el cinq pian”, dove molti vermezzesi andranno ad abitare lasciando le loro antiche e ormai scomode case, non più al passo coi tempi. Anche Jolanda con la famiglia si trasferisce lì dove vive ancora oggi,  lasciando per sempre l’ombra del campanile e guardando da lontano le campane, sotto le quali è trascorsa la sua meglio gioventù.

martedì 14 maggio 2013

I ringraziamenti

Dopo una bella festa...restano i ricordi
Domenica 12 maggio, i Madonnari bergamaschi, come già annunciato, sono giunti a Vermezzo, armi e bagagli. Erano in sei,  equipaggiati di gessetti colorati e molta passione per la loro arte. 
Tra le opere realizzate, l'immagine di San Carlo Borromeo in processione con il Sacro chiodo, riproduzione fedele dall'originale di G.C. Procaccini, noto esponente della pittura lombarda del '600.
Verrà solennememte affisso nella nostra chiesa durante la S. Messa celebrata il giorno della FESTA PATRONALE di SAN ZENONE, Domenica 26 MAGGIO 2013 

 
 Poi una riproduzione dalla pittrice Art Deco, Tamara Delempicka:               
                                                      
Le immancabili raffigurazioni religiose e le maternità:
Il pubblico è stato numeroso e, soprattutto nel pomeriggio, ha seguito il debutto degli "Out of time", complesso musicale che ha divertito piacevolmente...

   Piccoli gessetti crescono: i numerosi bambini al laboratorio con Giovanni.


Insomma una gran bella domenica in compagnia: l'Associazione Vivere Vermezzo ringrazia tutti i protagonisti: i Madonnari, gli "Out of time", l'artista Margrieta Jeltema che con i suoi "Ritratti fotografici" ha ripreso i volti vermezzesi, il pubblico, il Comune di Vermezzo che ci ha concesso gli spazi pubblici e gli sponsor che ci hanno sostenuti (un ringraziamento particolare è riportato a fondo pagina).

E alla prossima!























martedì 7 maggio 2013

L'appuntamento con i Madonnari

L'evento Madonnari si avvicina!

Se pensiamo all'anno scorso...
 al parco Comunale di Vermezzo, i Madonnari di Bergamo hanno colorato l'atmosfera quasi estiva, portando vivacità e allegria.




Tra i molti dipinti poi...




c'è stato il ritratto del Cardinale Pozzobonelli, tela riprodotta e affissa nella chiesa di San Zenone, come ricordo dell'alto prelato legato storicamente a Vermezzo.




Ma quest'anno cosa ci aspetterà?

Come l'anno scorso, nell'evento potrete respirare l'arte: vi verrà offerto un cocktail a base di pittura, musica, fotografia e attività.
Inoltre, l'evento cade proprio il 12 maggio, in occasione della festa della mamma e il programma degli appuntamenti non può che tenerne conto!

Fin dal primo mattino, al parco Comunale, saranno con noi i Madonnari bergamaschi, che, con i loro gessetti colorati, sotto i nostri occhi creeranno dipinti, tutti da ammirare.

Poi, dalle 11.30 in avanti, la pittrice di fama internazionale, Margrieta Jeltema con la sua prestigiosa macchina fotografica d'epoca, fotograferà tutti i volti (vermezzesi e non) che vorranno prestarsi al suo obiettivo.

A seguire, nel primo pomeriggio, dalle 15.30, ci sarà un appuntamento tutto dedicato alla mamma: un esperto madonnaro insegnerà ai bambini le tecniche di base per l'utilizzo del gessetto. Tutti i partecipanti saranno invitati a realizzare su cartoncino 50X70 un lavoretto per la loro mamma.
(Per questo evento è gradita la prenotazione al numero 342 8894213 o tramite mail a: viverevermezzo12@gmail.com)

E infine, durante la giornata si esibiranno dal vivo gli "Out of Time", complesso musicale di Cesano Boscone al suo primo debutto, sempre al parco comunale di Vermezzo.

 Dunque, siete pronti? Vi aspettiamo domenica 12 maggio 2013 a Vermezzo, al parco Comunale!


martedì 23 aprile 2013

MADONNARI A VERMEZ

Carissimi amici,


è in arrivo l'evento di "Vivere Vermezzo" più atteso di tutto l'anno! Il 12 maggio 2013 arriveranno i Madonnari bergamaschi a fare respirare un po' di arte alla nostra Vermezzo.

Ma chi sono questi Madonnari? Sono artisti di strada che prediligono come soggetti le Madonne e le immagini sacre. Dipingono prevalentemente su asfalto di cemento e di selciato, lungo le strade e nelle piazze con gessetti colorati e materiali poveri. Presenti in tutta Europa fin dal XVI secolo, rendono variopinti i borghi della nostra penisola durante le sagre, le feste patronali e le iniziative di paese. Ma nell'anno 2013 saranno loro i veri protagonisti a Vermezzo, dove siamo pronti ad accoglierli a festa tra quasi quindici giorni.

Il programma? Per il momento possiamo dirvi che non mancheranno soprese e attività per grandi e bambini, per rendervi spettatori di magie di colori...

sabato 30 marzo 2013

Un augurio di buona Pasqua a tutti

Parco del Ticino - cuccioli allineati con la mamma

La Pasqua è pace. 
Pace della natura,
armonia ed equilibrio nel mondo,
tra tutte le creature dell'universo.






sabato 9 marzo 2013

A tutte le donne

Non basta un fiore per omaggiare le donne 
di oggi: perché il loro coraggio ha radici solide come quelle di un albero e la loro voglia di andare avanti non conosce ostacoli come un albero che non smette mai di crescere, ed in primavera sono ancora più belle, adornate di fiori profumati.  

domenica 3 marzo 2013

Ultimi scorci invernali: qualche foto!

Se una farfalla non fa Primavera...

forse due busseranno alla porta dell'Inverno, ormai anziano e debilitato, per accompagnarlo dall'altra parte dell'orizzonte, là dove c'è posto per lui. 

     Perchè anche qui nel parco del Ticino vorremmo un po' di colore primaverile portato dalle leggere ali delle nostre farfalle.

Questa settimana il nostro Claudio ci propone due gentili profili di farfalle tipiche delle nostre campagne all'apice del loro splendore, in Primavera. Godetevi la splendida visione