venerdì 30 maggio 2014

Madonnari e Writers in arrivo!!!

Domenica 8 giugno ritornano i Madonnari a Vermezzo e non solo!

Dove e quando? Al parco di via Corridoni a Vermezzo, dalle 10 del mattino in poi...

In collaborazione con il Bar del parco, anche quest'anno Vivere Vermezzo ripropone ai soci e agli affezionati delle passate edizioni l'incontro con l'arte pittorica. Un evento che quest'anno ospita non solo i Madonnari di Bergamo, ma anche un noto Writer, EMANUELE RESMINI, che realizzerà un graffito permanente su una parete del bar del parco e, per non farsi mancare nulla, si potrà assistere alla dimostrazione di un apprezzato pittore di stampe all'acquaforte, MARIO BETTA ,che ci guiderà alla scoperta di questa antica e curiosa tecnica rinascimentale,

Le splendide foto di MASSIMO LAGORIO, i cui protagonisti sono i Writers e la loro arte contemporanea, faranno da cornice ideale alla manifestazione.

Inoltre, ci sarà un laboratorio per bambini alle 16.30, in cui  piccoli vermezzesi e non si potranno cimentare nell'arte del gessetto insegnata da un maestro madonnaro.

E, per rendere ancora più allegra e vivace l'atmosfera, gli "OUT OF TIME" di Cesano Boscone suoneranno dal vivo per tutti...

Anche quest’anno l’associazione


VIVERE VERMEZZO invita i famosi
  
MADONNARI DI BERGAMO
   
a realizzare le loro opere sotto

i vostri occhi presso il PARCO

COMUNALE di via Corridoni per

l’intera giornata.

Inoltre potrete ammirare da vicino
 
 

un esperto WRITER realizzare un





inedito graffito.
  
Dimostrazione di STAMPE

ALL’ACQUAFORTE secondo





una delle più antiche


tecniche rinascimentali.
  
Musica dal vivo con gli
  
OUT OF TIME
 
 
Domenica 8 Giugno 2014
 
 
 
LABORATORIO

per i BAMBINI
 





  





Domenica 8 Giugno 2014
   
LABORATORIO


per i BAMBINI
  
Un ESPERTO MADONNARO insegnerà

ai bambini le
 
 


mercoledì 26 marzo 2014

lunedì 4 novembre 2013

Tesori nascosti - il bis!

Carissimi soci, carissimi visitatori, sabato 9 e domenica 10 novembre 2013 siete tutti invitati al prossimo evento a cui parteciperà Vivere Vermezzo!  Questa volta siamo a Rosate dove l'associazione il Punto, con il patrocinio della Fondazione per Leggere e del Comune di Rosate e con la collaborazione della biblioteca di Rosate e con Mambre ci hanno invitati a riproporre a un pubblico più esteso la mostra "Tesori Nascosti delle Nostre Terre". Dopo il successo della prima edizione, l’Associazione Vivere Vermezzo è stata invitata a riproporre, all’interno della biblioteca di Rosate, l’esposizione “Tesori nascosti delle nostre terre” con la collaborazione dell’Associazione culturale Il Punto.



In questa occasione la mostra respirerà in un contesto più ampio: il colore, i giochi di luce e i ricordi sfumati nella penombra degli acquarelli della pittrice Marianna Di Palo e dei capolavori del fotografo Claudio Zucca, accompagneranno il visitatore alla scoperta della natura e l’architettura della Pieve di Rosate.

La Pieve di Rosate, Chiesa rurale capofila di circa sedici comuni, da Gaggiano a Mendosio e da Vermezzo a Noviglio, ha origini antiche, tanto che la sua nascita potrebbe essere storicamente collocata intorno al XIV secolo ed è documentato che ha avuto un’importanza centenaria all’interno del nostro territorio. Si tratta di un territorio da riscoprire, su cui l’Associazione Il Punto sta concentrando i propri studi dal 2010 e che, in vista dell’Expo 2015, è destinato ad una valorizzazione culturale all’interno del progetto: Seguendo le voci del fiume “Traditio Fidei” : la trasmissione della fede - Da Milano alla pieve di Rosate - Le campagne lombarde come origine e fondamenta della Chiesa di oggi.

Un percorso, in cui brevi filmati sulla Pieve si inseriranno all’interno dell’esposizione artistica, caratterizzata dall’incontro tra due tipologie artistiche molto vicine tra loro, nata da un’idea del fotografo Claudio Zucca, del Nuovo Gruppo Fotografico, e della pittrice Marianna Di Palo. Un accostamento studiato, in cui l’acquerello s’ispira alla fotografia, riproducendola nella sua bellezza, ma non nella sua interezza. I soggetti ripresi sono a sfondo naturalistico e monumentale: la flora e la fauna delle campagne del Parco Agricolo sud di Milano poseranno accanto a palazzi, chiese e sfondi privilegiati, tra Vermezzo e limitrofi.

L’intento della mostra è quello di celebrare la bellezza delle ‘nostre terre’, sia dal punto di vista naturalistico, sia in senso artistico e architettonico, sia osservando il mondo con gli occhi dell’uomo che lo ha creato e che vive di ogni solco tracciato negli anni.

Orari: sabato 9 novembre dalle 15 alle 19
           domenica 10 dalle 10 alle 19
Luogo: biblioteca parrocchiale "Don Luigi Negri", Rosate (Mi) - Viale Rimembranze 30



 

domenica 6 ottobre 2013

Cari lettori, oggi vi vogliamo raccontare una storia tutta vermezzese legata alla bottega del bagatt di Vermess, tanti anni fa. La figlia del bagatt era la Zita..

L'odore del cuoio

Nel 1901 gli italiani sono chiamati a rispondere al quarto censimento generale della popolazione. Questa volta sono passati vent’anni dall’ultima consultazione demografica: nel 1891 infatti il governo per ragioni di bilancio ha rinunciato. Una piccola vermezzese viene inclusa tra gli ultimi nati del suo minuscolo comune, che da quella conta risulta avere in tutto 777 abitanti: è Anna Cairati, figlia di Teresa, la futura tabachéra di Vermezzo.
Cresce con gli altri cinque fratelli nella casa di fronte al comune, soffrirà con la famiglia la perdita nella prima guerra mondiale del fratello maggiore Giuseppe e riuscirà per pochissimi anni ad aiutare la madre in tabaccheria, perché andrà presto sposa ad un forestiero, “a vun vegnù de foeuravia”: Filippo Bognetti, di professione ciabattino, bagatt.
Tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, Anna e Filippo avranno tre figli: Natalina, Zita e Domenico. La famiglia abita in una minuscola casa sulla via Umberto I°, proprio di fronte alla bella villetta del personaggio più potente in paese in quel periodo: l’Avv. Locati capo del Fascio locale.
L’abitazione dei Bognetti è costantemente impregnata del buon odore del cuoio conciato, dell’acre odore delle colle e mastici, e risuona incessantemente del battere del martelletto che conficca i chiodini (le semenze) nei tacchi e nelle suole.
Filippo è un calzolaio coi veri controfiocchi e lavora per marchi importanti in città: per Ballini confeziona stivali da ippica per nobili ed alta società che possono permetterseli, mentre per Quintè che ha un negozio di lusso in via della Spiga a Milano, confeziona calzature su misura fatte a mano.
A Vermezzo a quei tempi quasi nessuno può permettersi la spesa per le meraviglie che escono dalle sue mani, nemmeno lui che ne è l’artefice. Settimanalmente, carico di fagotti sulle spalle e calzari al collo, parte per la città per la consegna dei manufatti finiti e ritorna con le nuove commesse.
Zita, la figlioletta nata nel ’32, segue con passione il lavoro del padre. La sua primissima infanzia la vive tra la tabaccheria della nonna Teresa ed il banchetto da lavoro del papà, attività che sono uscio ad uscio sulla stessa via e si appassiona ad entrambe. Ma il destino per lei ha un diverso disegno. Dopo aver concluso le scuole elementari a due passi da casa, nell’edificio del Comune, non vuole andare ad Abbiategrasso alle scuole medie, cosa che invece i suoi fratelli Lina e Domenico fanno. Lei preferisce andare a lavorare, così si impiega nell’unica attività locale adatta ad una giovanissima ragazza: il laboratorio tessile dei Mazzola. Impara in tal modo l’uso dell’ago e delle macchine da cucire, strumenti che l’accompagneranno nel lavoro di tutta una vita: la sarta.
La famiglia Mazzola ha anche un forno, el prestìn, dove nel primissimo dopoguerra, nel 1947, assumono un nuovo garzone. E’ un ragazzo del paese, “nassù in del palazzion” (il palazzo Pozzobonelli) e di nome fa Ugo Oldrati; “gh’avevi quindes ann quand l’hoo cognossù, prima me s’eri mai incorgiuda de lu”, racconta la Zita, che da quel momento non lo lascia più, neppure quando, appena qualche anno più tardi, lui contrae una brutta malattia polmonare che lo terrà lontano da casa per molti mesi ed in cura per anni.
Zita, intanto è andata a lavorare a Milano, dove affinerà il mestiere di taglio e cucito per oltre vent’anni. Il fidanzamento con l’Ugo va avanti per molti anni fino a che, nel 1959, si sposano. Lei vestita di un bell’abito che oggi, ricorda, “avaria vorsu fall cont i mè man, ma fa nient…..” e lo sposo con le scarpe nuove su misura uscite dalle abili mani del novello suocero. Vanno ad abitare nella corte dei Vittadini, tutt’ora esistente con portone che si apre sulla Ponti Carmine, e lì restano per qualche anno, finchè il padre Filippo le propone di partecipare alla costruzione di una palazzina per tutta la famiglia sulla attuale via Kennedy, casa che diventerà la dimora di tutte le famiglie dei Bognetti per oltre cinquant’anni, e tutt’oggi.
Il vecchio papà è sempre impegnato col suo lavoro di calzolaio, cui negli anni hanno collaborato come soci altri valenti artigiani come il Giovanni Gotti, ma un brutto giorno si accorge di uno strano buco infetto all’altezza dell’ombelico. Si rivolge al medico condotto, che all’epoca era il Dott, Bonetti, il quale non sa diagnosticargli nulla di preciso. Va allora da un professore suo conoscente, “ch’el giugava semper ai cart cont lu in del tabaché”che avanza il sospetto di un tumore. La comprensibile ansia e disperazione vengono però scongiurate da un oscuro dottorino dell’ospedale di Abbiategrasso che si accorge che quella depressione ha la stessa forma di un tacco da scarpa, ed è dovuta al continuo appoggio della forma durante il suo lavoro, e lo cura per benino. “l’era una defurmaziun prufessiunal, minga nient de brutt!”ci scherza su oggi la Zita “huei, ma alura se l’erum vista brutta!”.
Nel frattempo l’Ugo ha cambiato lavoro e va a Milano a fare l’odontotecnico e con lui collaborano altri amici di Vermezzo, come il Virginio Vaiareschi mentre la Zita, stufa di viaggiare, continua la sua professione di sarta a domicilio lavorando per un atelier di Abbiategrasso e poi per una numerosa clientela locale “tra Vermezz e Zel, gh’avevi cinquanta client fiss, un lavorà de matt”, soprattutto nell’approssimarsi delle due feste patronali in luglio, quando tutte le signore pretendevano di avere l’abito nuovo da sfoggiare in processione ed al ballo serale. Lei instancabile cercava di accontentare tutte “anca quej che vegneven da mì perché la Zita l’ha fa minga pagà….”, sorride compiaciuta. Traspare dalle sue parole un grande orgoglio al pensiero di tutti i modellini che sono usciti dalle sue operose mani “el vestì pussè bell l’hoo fa de sposa per la Mariangela Ranzani, la fioeula del mournè, l’era ona meraviglia, on sogn”, e confida di averne buttato il cartamodello solo da pochissimo tempo, dopo decine di anni.
Zita e Ugo passano una lunga vita insieme, festeggiando anche le nozze d’oro fino a che, dopo lunga malattia, lui la lascerà per sempre nel 2012.
La bella chioma bianca della Zita incornicia un volto risparmiato dai segni del tempo, mentre nella sua mente il turbinare dei ricordi ha fatto riaffiorare una sensazione che pareva sopita, ed ha risentito nell’aria il profumo del cuoio.

lunedì 16 settembre 2013

Memorie dei Tesori nascosti

Cari lettori,

siamo a lunedì 16 settembre e, dopo tanto lavoro, abbiamo concluso anche la tanto attesa mostra I Tesori Nascosti delle Nostre Terre, del fotografo Claudio Zucca e della pittrice Marianna Di Palo.
Nonostante l'estate sia al capolinea, il clima che ha accompagnato l'Associazione Vivere Vermezzo, sabato 14 e domenica 15, è stato decisamente accogliente e caloroso.
L'evento è frutto di quasi sei mesi di lavoro e il successo per fortuna non è mancato: lungo il serpentone del parco Fontana di Vermezzo, nel soleggiato pomeriggio di sabato, molti i visitatori e i curiosi. Nella giornata di domenica, invece, la pioggia sembrava avere rallentato un po' il ritmo, ma non è riuscita - per fortuna - a fermare gli appassionati di arte e di cultura, giunti fin qui per scoprire qualcosa in più su questi Tesori Nascosti: come non apprezzare i tramonti e le albe sulla campagna, la Galaverna, le farfalle o il palazzo Pozzobonelli visti da scorci inediti?!

Qui qualche foto del fotografo e della pittrice:

Inoltre, è stata anche un'occasione in più per scoprire e raccontare: accanto agli acquerelli e alle fotografie, sono state protagoniste anche delle frasi tratte dai racconti del libro che Vivere Vermezzo sta scrivendo, indagando sulle emozioni vermezzesi, e che, con cadenza mensile, anche Voi lettori avete modo di leggere su questo blog.

Infine, non poteva mancare Legambiente con un documentario ad hoc contro la cementificazione che distrugge, che non potremo mai permettere che fagociti le nostre campagne, vista la distruzione dilagante in Lombardia. E noi siamo sempre pronti e presenti, qui, a difendere, a portare avanti i nostri ideali, a salvaguardare il territorio e a promuoverlo con altri eventi, a cui tutti dovranno partecipare, per condividere e scoprire insieme i Nostri Tesori.


domenica 8 settembre 2013

I nostri Tesori nascosti

Cari Vermezzesi e non, estate ormai quasi conclusa, siamo pronti ripartire dopo il periodo estivo. Vi abbiamo preparato un evento tutto ispirato alla natura, all'arte e soprattutto  al colore che le caratterizza. Si tratta della mostra fotografica e di pittura ad acquerrello di due Vermezzesi ( soprattutto per passione): il nostro mago degli scatti Claudio Zucca e la nostra pittrice Marianna Di Palo. Li conoscete? Venite a scoprirli i prossimi 14 e 15  settembre 2013, al parco Fontana di Vermezzo. Inoltre, nel pomeriggio di sabato ci terra' compagnia anche Legambiente, ospite d'onore, con la proiezione di un documentario dedicato alla salvaguardia dell'ambiente, contro la cementificazione...Qui di seguito il volantino... Vi aspettiamo a Vermezzo!


lunedì 12 agosto 2013

Siamo alla metà di agosto, l'ondata di caldo ha accarezzato anche le nostre verdeggianti campagne, ricche di granoturco ormai alto...cosa c'è di meglio di un gelato? Ecco cosa accadeva a Vermezzo, un'estate di tanti anni fa: scopritelo ne "Il gelato della Teresina"


      Erano i tempi della Belle Epoque, quel periodo di pace e relativa prosperità che dalla Francia sul finire dell’800 stava dilagando in tutta Europa e che sarebbe terminato con lo scoppio della grande guerra mondiale del 1915-18. A Vermezzo, quattro case raccolte intorno alla chiesa ed al municipio, di tutto ciò c’era solo una vaghissima traccia. 
Nel 1893, in una povera casa di fronte al municipio, nasce Francesco Cairati. La mamma Teresa ha già un paio di figli. Ancora non sa che in tutto ne avrà sei, quattro maschi e due femmine, e che nel volgere di vent’anni la sua famiglia pagherà un pesante tributo alla guerra che segnerà l’inizio del nuovo secolo. Saranno infatti tre i suoi ragazzi chiamati al fronte allo scoppio delle ostilità nel 1915. Il primogenito Giuseppe non farà più ritorno. Francesco verrà inviato sul fronte orientale e tornerà a casa dopo una lunga prigionia in Russia. Sposerà poco dopo Giuseppina Giussani originaria di Gaggiano e di mestiere farà il muratore (el magùtt), mentre la sua giovane signora andrà a servizio nella casa dell’Avv. Locati, il futuro segretario politico del Fascio a Vermezzo. La mamma verrà risarcita dallo Stato per la perdita del figlio mediante la concessione del monopolio di sali e tabacchi, e così aprirà nella sua casa la prima tabaccheria di Vermezzo, la Teresa tabachéra.

Lei si industria moltissimo per campare la famiglia: d’inverno serve caffè fatto nel bricco e d’estate mette qualche tavolino nel cortile e vende il gelato che lei stessa ha imparato a produrre. L’ingresso di quel cortile è ancora quello che si apre sull’attuale parcheggio di fronte al Comune.

Abitano tutti in quella piccola casa con annessa attività i Cairati, anche i figli sposati, fino a che i tre fratelli maschi non riescono ad acquistare un piede di case molto vecchio sulla via Umberto I° e vi si trasferiscono. Ancora oggi, dopo adeguato restauro, vi abitano la figlia Teresina,  i nipoti ed i pronipoti di Francesco. La Teresa tabachéra porta lì la sua botteguccia, nel cui retro prepara le moke di caffè per gli avventori, trincia il tabacco e confeziona toscani, sigari  e sigarette per i suoi clienti. Il lavoro si moltiplica in occasione delle adunate sotto il municipio per ascoltare la radio dagli altoparlanti posti sulla terrazza del primo piano, quando si devono ascoltare i discorsi del Duce. Dietro la bottega c’è un bel giardino interno, cui si accede da un portone sulla via di fianco al negozietto. Nel mezzo c’è un’enorme pianta di prugne che rende una bella frescura in estate. Lì sotto ci mette i tavolini per il suo ormai famoso gelato e, il giorno della festa del paese a metà luglio, serve anche l’oca arrosto per quelle famiglie che possono permettersene la spesa. La tabachéra lavorerà lì in quei pochi metri quadri, cui si aggiunge solo una camera da letto al piano superiore, fino alla sua morte, nel 1938. Francesco, intanto, ha avuto un grave incidente sul lavoro in un cantiere a Milano, resterà azzoppato e dovrà per tutta la vita camminare appoggiato ad un bastone. Dopo vent’anni di matrimonio, Francesco e Giuseppina si sono rassegnati a non avere figli ma, nel 1940, nasce Savina. Un miracolo per quei tempi, che si ripeterà cinque anni più tardi quando arriva anche Teresa, per tutti da sempre a Vermezzo la Teresina: “la mia mama l’era convinta che gh’era rivaa la menopausa, inveci s’eri mì e m’han miss el nom de la mia nona tabachéra che hoo maj cognussù”.

A nove mesi di età anche alla piccola Teresina accade un brutto incidente: cade dal letto e si procura una vastissima ferita sbattendo il viso sul pitale da notte in ferro. Il medico condotto dell’epoca, l’Amendola, si improvvisa chirurgo e sarto ricucendola tutta come meglio poteva. Per moltissimi anni Teresina soffrirà della evidente cicatrice che le sfigura il bel volto, cui solo il passare del tempo porrà rimedio: “l’Amendula l’era un bravo dottor, ma anche el temp…….”

Con la famiglia aumentata e Francesco invalido la Giuseppina, già quasi cinquantenne, continua a lavorare come domestica e, in più, lavora nell’edificio del Comune presso l’asilo nido e la scuola materna come cuoca ed inserviente, anche se la salute è alquanto malferma. La condizione della famiglia è assai modesta e, racconta la Teresina, che per tutta la sua fanciullezza il solo cibo a disposizione per lei era la minestra nella “caldarina” accanto al camino:“quand vegneva Natal in cà mia rivava nò el Bambin, vegneva la mia zia de Rusà cont i turunin e i mandarin, ma dovevi spetalla su la strada”. Teresina frequenta  tutto il ciclo scolastico fino alla quinta, poi con la bicicletta ogni giorno va a Gudo per la scuola media ma “hoo minga podù finilla, in cà gh’era bisogn de danee”,  e così va a lavorare in paese presso il laboratorio dei Mazzola, dove si confezionavano lenzuola, federe e vestiario per gli ospedali.Teresina è una ragazzina vivace, la cui mamma è spesso ricoverata per cure mediche ma, si commuove al ricordo, trova una vice mamma nella vicina di casa, Adele Lanterna. Sarà lei ad indirizzarne i passi durante l’adolescenza, a consigliarla per la futura vita di donna, ad insegnarle e passarle il lavoro da sarta, a guidarla nelle varie fasi della sua crescita e ad aiutarla sempre anche dopo sposata: “alla sua memoria restarù ligada per tutta la vita, l’è stada per mì una figura unica. Scrivell, che l’è important!”.Nel 1960 Teresina ha quindici anni, non lavora più in paese ma va a Milano tutti i giorni con la corriera “lavoravi alla Martas, fasevi la biancheria intima per i donn”. Sul pullmann conosce un bel ragazzo biondo poco più grande di lei, l’Angelo Trabucchi, che gli nasconde per molto tempo di essere di Zelo, “on butasch”. Tra i due nasce l’amore, ostacolato dal padre Francesco che ormai passa molto del suo tempo alla cooperativa. Davanti alla casa della Teresina, dove oggi sorge il palazzo con sotto i negozi  a lato del municipio, all’epoca c’erano giardini ed orti e, poco oltre, la cooperativa: “el mè papà el rivava ciucc da là, el traversava i ort e el borlava semper giò sura la ret de recinsion. Una volta el s’è finna taja sù tutt, cunscià de traa via”, ridacchia rievocando l’episodio. Francesco Cairati morirà nel 1964. Proprio in cooperativa, durante la festa da ballo di carnevale del ’65, Teresina ed Angelo si fidanzano ufficialmente e si sposeranno due anni più tardi. Dalla loro unione nasceranno Sabrina ed Enrico. Oggi l’Angelo Trabucc non c’è più, è mancato dopo breve malattia nel 2009 e resterà indimenticato a Vermezzo per le molteplici e meritorie attività cui si è dedicato per tutta la vita, un vero pilastro della comunità.  Teresina, ora, fa la nonna a tempo pieno di tre bellissimi nipoti ma, mentre termina il filo dei suoi ricordi, una lieve ombra di tristezza le passa sul viso. La vita non sempre è stata lieve con lei, come per la sua mai conosciuta ava di cui perpetua il nome: Teresa, la nonna del gelato.